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Nell’insieme, il corpo-recipiente e l’arco

di appoggio determinano un oggetto

ceramico di assoluta novità, che si presenta

con le sembianze di una figura anomala, di

un falso tripode.

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La magia del disegno di Lapis – questo il

nome definitivo dato all’oggetto, in omaggio

a quello del piccolo cane della famiglia di

Achille – è compresa nell’invenzione di un

magistrale gesto formale che armonizza

concetti opposti: snello e pieno allo stesso

tempo, pesante e leggero, stabile e solo

apparentemente instabile, questo vaso dei

Castiglioni è un minuto apparato solido che

gioca con le facoltà di percezione visiva di

chi lo ammira, assumendo ad ogni sguardo

2 - Negli appunti autografi di lavoro al progetto e per un brevissimo

periodo seguito al suo lancio, l’oggetto è identificato non a caso con

il nome Tripo.